Ogni quanto inviare la newsletter?

Non esiste un numero giusto per tutti. Esiste un metodo per sceglierlo, misurarlo e adattarlo a ogni segmento della tua lista.

Redazione beMail · 26 ottobre 2026 · 6 minuti di lettura

In breve
  • Non c’è una frequenza valida per tutti: parti da un ritmo che riesci a sostenere con contenuti utili, per esempio una newsletter a settimana, e regolalo con i dati.
  • Segnali di troppe email: disiscrizioni e segnalazioni di spam in crescita, clic per invio in calo. Google chiede di tenere le segnalazioni sotto lo 0,1%.
  • Segnali di troppo poche: iscritti che non ricordano chi sei, bounce dopo lunghe pause, prodotti nuovi mai comunicati.
  • Frequenza diversa per segmento: di più a chi clicca e compra, meno a chi interagisce poco, flusso di riattivazione per gli inattivi.
  • Il centro preferenze fa scegliere frequenza e argomenti a chi altrimenti si disiscriverebbe.

Come decidere la frequenza

La risposta breve: invia la newsletter con la frequenza con cui hai qualcosa di utile da dire e che la tua lista dimostra di volere. Un punto di partenza ragionevole è una volta a settimana; da lì aumenti o riduci guardando clic, acquisti, disiscrizioni e segnalazioni.

Per scegliere il ritmo iniziale rispondi a quattro domande:

  1. Quanto materiale hai? Nuovi arrivi, contenuti, offerte, storie del brand. Se per riempire la newsletter devi inventare, stai inviando troppo spesso.
  2. Qual è il ciclo d’acquisto? Chi vende prodotti di consumo che si riacquistano spesso ha ragioni per scrivere più di frequente rispetto a chi vende biciclette o divani.
  3. Cosa hai promesso? Se nel modulo di iscrizione hai scritto “una email a settimana”, rispetta la promessa o cambiala in modo trasparente.
  4. Cosa riesce a sostenere il team? Meglio una newsletter curata ogni settimana che tre preparate di corsa.

Ricorda che la newsletter non è l’unica email che un contatto riceve. Benvenuto, carrello abbandonato, post-acquisto e automazioni si sommano alle campagne. Una regola semplice: se un contatto ha ricevuto un’email automatica nelle ultime 24 ore, salta la promozione di quel giorno.

Segnali che invii troppo

  • Disiscrizioni in crescita dopo ogni invio, soprattutto nei segmenti che prima erano stabili.
  • Segnalazioni di spam in aumento. Google chiede ai mittenti di restare sotto lo 0,1% in Postmaster Tools e di non arrivare mai allo 0,3%.
  • Clic per invio in calo mentre i clic totali del mese restano fermi: stai distribuendo lo stesso interesse su più email.
  • Risposte e commenti del tipo “mi scrivete troppo”.
  • Consegna in peggioramento su uno o più provider, con più email in spam o rimandate.

Segnali che invii troppo poco

  • Gli iscritti non si ricordano di te. Dopo settimane di silenzio, il rischio è che qualcuno segnali come spam un’email che non riconosce.
  • Bounce dopo le pause lunghe: nel frattempo alcuni indirizzi sono stati chiusi.
  • Novità mai comunicate: prodotti nuovi, riassortimenti e contenuti che restano sul sito senza che nessuno lo sappia.
  • Silenzio dopo la serie di benvenuto: il nuovo iscritto riceve quattro email in una settimana e poi niente per un mese.
  • Picchi obbligati: se scrivi solo quando c’è una promozione, ogni invio arriva a una lista fredda.

Costanza: meglio regolare che a picchi

Per la consegna conta il ritmo quanto il numero. Nelle indicazioni per i mittenti Google consiglia di inviare volumi costanti nel tempo e avverte che aumentare il volume troppo in fretta può causare problemi di consegna.

In pratica: se decidi di passare da una a tre email a settimana, fallo per gradi e partendo dai segmenti più coinvolti. Vale anche per i periodi intensi come il Black Friday e il Natale: aumenta nelle settimane prima, non il giorno stesso. Approfondisci nella pagina sulla deliverability.

Quando cambi frequenza in modo stabile, dillo ai tuoi iscritti. Una riga nella newsletter basta: “da questo mese ti scriviamo due volte a settimana, il martedì con le novità e il venerdì con le offerte. Se preferisci meno email, scegli qui”. Chi sa cosa aspettarsi non viene colto di sorpresa, e chi non è d’accordo trova un’alternativa alla disiscrizione. Lo stesso vale per i periodi intensi: annuncia a inizio novembre che nelle settimane delle feste riceverà più email e offri subito la pausa.

Frequenza per segmento

Una frequenza unica per tutta la lista è sempre sbagliata per qualcuno. Uno schema di esempio, da adattare:

  • Clienti attivi e chi clicca spesso: newsletter più promozioni, anche più volte a settimana se i dati lo reggono.
  • Nuovi iscritti: serie di benvenuto, poi la newsletter regolare. Trovi la struttura nella guida alla serie di benvenuto.
  • Poco coinvolti, senza clic da qualche mese: una o due email al mese con i contenuti migliori.
  • Inattivi da molto: un flusso di win-back, poi l’esclusione dagli invii se non rispondono.

Per definire “coinvolto” usa clic e acquisti più che aperture. Apple Mail Privacy Protection gonfia il tasso di apertura e, con le linee guida del Garante sui tracking pixel, l’apertura del singolo si misura solo su chi ha dato il consenso. Le metriche da usare sono nella guida ai KPI dell’email marketing.

Il centro preferenze

Chi si disiscrive non sempre vuole smettere di sentirti: a volte riceve troppe email, o email su argomenti che non gli interessano. Il centro preferenze gli dà un’alternativa. Cosa metterci:

  • Frequenza: ogni invio, un riepilogo settimanale, solo le offerte importanti.
  • Argomenti o categorie: per esempio uomo, donna, bambino, oppure novità, offerte, guide.
  • Pausa temporanea: per esempio “nessuna email per 30 giorni” o “pausa fino a gennaio” nel periodo delle feste.
  • Consensi: la possibilità di modificare le proprie scelte, compreso il tracciamento delle aperture.

Il link va nel piè di pagina, accanto alla disiscrizione. Il centro preferenze non sostituisce la disiscrizione: Gmail chiede ai mittenti di grandi volumi la disiscrizione con un clic secondo l’RFC 8058 e raccomanda di applicare le richieste entro 48 ore. Le scelte fatte nel centro preferenze devono diventare segmenti, usati in automatico a ogni invio.

Come testare una nuova frequenza

  1. Scegli un gruppo casuale della lista, per esempio una quota tra il 10 e il 20%, e lascia il resto com’è.
  2. Cambia solo la frequenza, non i contenuti o gli orari.
  3. Aspetta abbastanza: qualche settimana, non un solo invio. Gli effetti su disiscrizioni e acquisti si vedono nel tempo.
  4. Confronta per contatto, non per invio: revenue per contatto, clic per contatto, disiscrizioni e segnalazioni sul periodo.
  5. Decidi per segmento: la frequenza che vince sui clienti attivi può perdere sui poco coinvolti.

Le regole generali per impostare un test sono nella guida ai test A/B nelle email.

Come lo gestisce beMail

beMail esclude in automatico dagli invii hard bounce e segnalazioni di spam, e nelle automazioni lo “smart sending” salta chi ha già ricevuto un’email nelle ultime ore. Le aperture sono calcolate al netto di Apple Mail Privacy Protection e dei bot, l’orario di invio è ottimizzato per contatto, e i campi previsionali come il rischio di abbandono aiutano a ridurre gli invii a chi si sta allontanando. Nel piano Pro sono incluse 10 email per contatto: trovi i dettagli nella pagina dei prezzi.

Fonti: Google, problemi più comuni dei mittenti Gmail e Google, FAQ sulle linee guida per i mittenti.

Domande frequenti

Ogni quanto inviare la newsletter?

Non esiste una frequenza valida per tutti. Parti da un ritmo che riesci a sostenere con contenuti utili, per esempio una volta a settimana, e regolalo guardando clic, acquisti, disiscrizioni e segnalazioni di spam per ogni segmento.

Come capisco se invio troppe email?

I segnali sono disiscrizioni e segnalazioni di spam in aumento dopo gli invii, clic per invio in calo e consegna in peggioramento su uno o più provider. Google chiede ai mittenti di tenere le segnalazioni sotto lo 0,1% e di non arrivare mai allo 0,3%.

È meglio inviare a tutti con la stessa frequenza?

No. Chi compra e clicca spesso può ricevere più email, chi interagisce poco dovrebbe riceverne meno, e chi è inattivo da molto va gestito con un flusso di riattivazione prima di essere escluso dagli invii.

Il centro preferenze sostituisce la disiscrizione?

No. Il centro preferenze serve a scegliere frequenza e argomenti, ma la disiscrizione deve restare semplice. Gmail chiede ai mittenti di grandi volumi la disiscrizione con un clic secondo l’RFC 8058 e raccomanda di applicarla entro 48 ore.

Posso aumentare la frequenza per Black Friday e Natale?

Sì, se aumenti in modo graduale nelle settimane prima, invii di più ai segmenti coinvolti e meno agli altri, e offri nel centro preferenze la possibilità di ricevere meno email o di metterle in pausa fino a gennaio.

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